La strada



di Tullio Pinelli e Bernardino Zapponi; dramma con musiche tratto dall’omonimo film di Federico Fellini
Interpreti principali: Massimo Venturiello e Tosca
Regia: Massimo Venturiello


Produzione: La Contemporanea – Compagnia Mario Chiocchio in collaborazione con Asti Teatro 30 e Fondazione Fellini
Musica: originali: Germano Mazzocchetti; testi delle canzoni: Nicola Fano e Massimo Venturiello
Scene: Alessandro Chiti
Costumi: Sabrina Chiocchio
Tecniche: light designer: Vincenzo Raponi
Coreografia: Fabrizio Angelini
Dopo il grande successo ottenuto con “Gastone” di Ettore Petrolini, il nostro nuovo allestimento sarà “La Strada” di Federico Fellini. Di fronte a un progetto così ambizioso, la prima inevitabile domanda che ci siamo posti è stata, ovviamente, come uscire dal confronto con uno dei più grandi capolavori della cinematografia internazionale. La risposta l’abbiamo trovata proprio nell’adattamento teatrale, scritto anni fa da Bernardino Zapponi e Tullio Pinelli (quest’ultimo collaboratore alla sceneggiatura con Fellini e Ettore Flaiano), che pur restituendo la trama e i dialoghi del film, inventa qualcosa di nuovo, squisitamente teatrale, spostandosi in una dimensione poetica che va oltre la sfera realistica del film e ci porta altrove. A questo va aggiunto il nostro sostanzioso intervento, grazie alla costruzione di una tessitura musicale e canora che accompagnerà l’intero spettacolo, conferendogli quel taglio epico, a nostro avviso necessario per approdare a una qualche riflessione. La poetica dello spettacolo, sarà centrata, da una parte, sul rapporto (o meglio sull’impossibilità di un rapporto) tra Zampanò e Gelsomina, sulla loro difficoltà insormontabile di ascoltarsi, e dall’altra, sul mondo in cui essi si muovono (la ‘strada’, appunto) in mezzo a persone, che forse hanno in comune solo la ricerca disperata del sostentamento. Il collante resterà, come nel film, il Circo, anche se assumerà una valenza narrativa diversa, forse un po’ meno naïf, a servizio di una messa in scena che si propone di ‘mostrare’, anche con una certa violenza, la tragedia quotidiana di un’umanità forse meno lontana da noi di quanto pensiamo. (Massimo Venturiello)



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