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di Claudio Ascoli Interpreti principali:
Sissi Abbondanza, Vincenzo De Caro, Marco Pecchioni
Regia:
Claudio Ascoli
Altri interpreti:
Martina Lino, Marco Mangani, Beatrice Massaro e Silvia Minichino Produzione:
Chille de la balanza Musica:
Alessio Rinaldi Lino Straulino Scene:
Sissi Abbondanza, Katarzyna Pobudkiewicz, Eva Sgrò Costumi:
Sissi Abbondanza, Katarzyna Pobudkiewicz, Eva Sgrò Tecniche:
luci: Marco Santambrogio
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«Alle cinque del mattino del 28 gennaio 1950 Susanna e Pier Paolo vanno alla stazione di Casarsa per prendere il treno per Roma. Susanna sembra una giovinetta al suo primo viaggio mentre percorre la strada tenuta sottobraccio da Pier Paolo. Disonore, disoccupazione, miseria, è la terna del destino che li accoglie a Roma». (da Vita di Pasolini di Nico Naldini)
“Pier Paolo Pasolini... Me ne vado” è uno spettacolo largamente riferito allo strappo -sradicamento del poeta dal Friuli, evento di cui quest’anno ricorre il 60° anniversario. È infatti del ‘49 l’espulsione di Pasolini dalla sezione del PCI di Casarsa - San Giovanni di cui era segretario e dalla scuola media in cui insegnava italiano, dopo le accuse - di lì a poco rivelatesi infondate - di oltraggio al pudore. Così, all’indomani del surreale editto di scomunica ai comunisti, Pasolini si trasferì dal Friuli a Roma, dove, ironia del destino, giunse proprio all'inizio dell’Anno Santo (1950).
“Pier Paolo Pasolini... Me ne vado” ripercorre con parole, azioni, gesti, immagini, musiche, fiabe (La Sagra degli Osei), gli anni dell’infanzia e della giovinezza del poeta a Casarsa e Sacile, le sue dolci ossessioni (il suono delle campane, le fontane, i treni) nel crescente manifestarsi di una vitalità prorompente e innocente: i giochi sulla Livenza, l’amore per il cinema, l'adesione alle lotte dei contadini con i proprietari terrieri all'indomani del lodo De Gasperi. Ma soprattutto i difficili incontri-rapporti di un omosessuale con il femminile: con la madre Susanna, con la violinista Pina Kalz (che avvicinò il poeta alla musica di Bach) e con la scrittrice Silvana Mauri, suo quasi-amore. Nello spettacolo assume un forte rilievo anche il conflitto con il padre, militare di carriera, di cui il poeta ricorda una violenta inoculazione, quand'era ragazzo, di gocce di collirio su di un tavolo di cucina: lo stesso tavolo sul quale egli vedrà consumarsi (forse) una scena di violento amore tra i suoi genitori. La scrittura scenica di Claudio Ascoli rifugge da un percorso filologico o cronologico, scegliendo piuttosto una composizione cartografica che spazia avanti e indietro nel tempo tra diversi eventi. Sottolinea la pasoliniana voglia di gioco e passione, e la sua esigenza di esser pedagogo: esigenza che svela attraverso il personaggio fortemente autobiografico di Don Paolo, presente in Romans, prima stesura de “Il sogno di una cosa” e rimosso poi nella versione definitiva per una sorta di autocensura. Non mancano citazioni del periodo romano e ancora visioni dall'ultima incompiuta fatica, cioè Petrolio, con la surreale scena di "Farsi i cazzi propri". Per la Compagnia Chille de la Balanza svelare oggi le complesse radici della creazione pasoliniana aiuti a comprendere come siano stati principalmente il crudele distacco dai luoghi nativi, la morte del mondo antico e successivamente il consumismo italiano e la “fine del corpo” a condurre Pasolini verso l’unico possibile, tragico epilogo. Non è perciò un caso che “Pier Paolo Pasolini… me ne vado” veda anche la messa in spazio - con la presenza di rarissime immagini dal film documentario 12 dicembre, realizzato con Lotta continua ad un anno dalla strage di piazza Fontana - dell’ultima intervista che Pasolini rilasciò all’allora giovane giornalista Furio Colombo poche ore prima di essere ucciso, e per la quale indicò come possibile titolo “Siamo tutti in pericolo”.
Il pittore Amedeo Lanci, fondatore della corrente Arte Sentimentale ed autore dell’immagine del manifesto, partecipa allo spettacolo, realizzando durante la performance un’originale creazione pittorica su Pasolini.
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