|
|
Fabiano Fantini, Claudio Moretti ed Elvio Scruzzi Interpreti principali:
Fabiano Fantini, Claudio Moretti ed Elvio Scruzzi
Produzione:
CSS Teatro stabile di innovazione del FVG
|
|
 |
 |
 |
Dopo averci divertito con la graffiante comicità di “Four”, la commedia tratta dalla trilogia "Barbari" di Barrie Keeffe, il Teatro Incerto si riavvicina alla drammaturgia inglese e prende a riferimento e ispirazione gli autori della generazione dei “giovani arrabbiati” e la loro capacità di affrontare temi di protesta e impegno sociale. “Forest” si sviluppa su strutture dialogiche “pinteriane” e si avvale di un linguaggio duro e aggressivo caratteristico del “teatro inglese del rifiuto”.
Il testo racconta il controverso rapporto tra due ricchi fratelli contadini e un personaggio misterioso che i due ospitano nella vecchia casa dei genitori in fondo al borgo. L’ospite si abbandona a racconti contraddittori che lasciano intravvedere un passato pieno di ombre. Approfittando dell’ingenuità di uno dei due fratelli, a poco a poco, costui si trasforma, da osservatore e vittima della dinamica familiare, in un incauto opportunista. Il mondo che circonda i protagonisti della nostra storia è segnato da mutamenti a cui essi non si vogliono adeguare. Intorno a loro aleggia la paura: la paura del nuovo, del diverso, ma anche degli incubi che a volte si ripresentano dal passato. Più in là, oltre il borgo, c'è il campo degli zingari e le strade si stanno riempiendo di extracomunitari. La paura genera mostri immaginari e la gente deve imparare a difendersi, ad organizzarsi... I due fratelli, in questo senso, hanno elaborato una strategia di sopravvivenza, ma è l'ingombrante presenza dell'ospite misterioso che ora rischia di rompere l'equilibrio su cui si fonda l'intesa fraterna. In “Forest”” le desolate periferie inglesi lasciano il passo alla realtà friulana e ci ritroviamo in un piccolo borgo contadino, con la conseguente reinvenzione dei caratteri e del vissuto dei personaggi. L'intenzione è di analizzare un aspetto della realtà che ci circonda senza giudicarla, senza moralismi, ricostruendo uno spaccato di vita che, seppure in un crescendo parossistico e grottesco, possa permettere allo spettatore, magari con il sorriso sulle labbra, di riconoscersi e riflettere.
|