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da Aulularia di Plauto, libera rielaborazione di Gianrico Tedeschi Interpreti principali:
Gianrico Tedeschi
Regia:
Walter Mramor
Altri interpreti:
la CircoBanda Produzione:
a.Artisti Associati Musica:
Valter Sivilotti
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Dante nel Purgatorio tra gli antichi spiriti magni cita Plauto. Elegantem,urbanum,ingeniosum, facetum. Così viene definito Plauto da Cicerone. Molière rielabora, riscrive l'Aulularia e gli dà un altro titolo: L'Avaro. Meglio l'una, meglio l'altro. Giudizi contrastanti. Goldoni fa lo stesso con i Menecmi e nascono i Gemelli veneziani. Lo strumento comico dell'equivoco, inventato da Plauto, ha deliziato generazioni di spettatori e fatto prosperare comici di avanspettacolo.Ma questo Plauto considerato perfino imitatore di se stesso, come si sarebbe definito, lui, inventore di parole nuove, di diminutivi strampalati, di aggettivi e sostantivi usati come puro suono?
Forse un futurista. Plauto futurista... non è male. Non si è mai sentito dire da saggisti e studiosi. No, Plauto è semplicemente una sagoma. Dà l'idea. Sagoma infatti che cos'è? E' il contrappeso della stadera, che scorre di qua e di là dalla misura, per cui si ragguagliano i pesi quando sta fermo. Il fatto è che Plauto non sta mai fermo e quindi la misura non si saprà mai. Bisogna immaginarla. E' tutt'altro che un limite il suo. E' la sua grandezza. E oggi nel nostro tempo il poeta Plauto spinge sulla strada del tragicomico.
Ecco perché non condividiamo lo scioglimento tradizionale della commedia nello stile goldoniano del “vogliamoci bene”. Del resto non si sa, questo è certo, come Plauto abbia chiuso la storia: l'atto è andato perduto. Per noi l'Avaro è avaro fino alla fine, anzi alla fine ancora di più perché il tesoro ritrovato non lo vuole più perdere. E' un Avaro che diventa sinistro, politico, barattando la figlia partoriente con quella cassa magica, misteriosa, che gli dà la sicurezza di possedere finalmente e solo per sé il suo tesoro.
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