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PROSA
PROSA
Nè serva nè padrona
Confessione Buffa sulle donne della Commedia dell'Arte

di e con Claudia Contin Arlecchino
consulenza artistica di Ferruccio Merisi
musiche e parte grafica di Luca Fantinutti

produzione: Scuola Sperimentale dell'Attore

Salutato da molti spettatori e molti fan di Claudia Arlecchino come l’atteso erede del suo intramontabile cavallo di battaglia, Gli Abitanti di Arlecchinia, questo nuovo lavoro è andato in scena per la prima volta nel marzo 2015, incontrando poi ad ogni replica un grandissimo successo presso ogni genere di pubblico.
Più del suo predecessore, Né Serva Né Padrona, supera il genere di narrazione e di illustrazione presentando molti e gustosi brani di teatro, e di teatro musicale.
Il racconto mette in scena giocosamente lo storico approdo delle donne sul palcoscenico, all’epoca della Commedia dell’Arte, illuminandone, con ironia e buon gusto, paradossi e ambiguità, realtà e illusioni.
Alle donne era vietato calcare le scene, a volte a rischio di eresia, e le Fraternal Compagnie di Commedia dell’Arte furono le prime a contravvenire a questa esclusione, portando in scena donne coraggiose, che, oltre che nell’arte comica e mimica, si distinsero in quella letteraria, poetica e oratoria. Paradossalmente, questa rivoluzione positiva nei confronti della condizione femminile fu una delle principali cause dell’inasprimento della censura, da parte della Chiesa e dei benpensanti dell’epoca, sulla professione degli attori e del teatro laico in generale.
Il canovaccio di Contin Arlecchino rievoca garbatamente questo conflitto utilizzando l’antico genere della “Ciarla” ripreso con successo da una schiera di Maestri del comico contemporaneo (da Dario Fo a Benigni, da Paolo Rossi al primo Grillo). Nelle colorate e sorprendenti scene dello spettacolo trovano spazio il trasformismo e la generosità “umanistica” dell’Arlecchino-donna più famoso al mondo, nell’entrare e nell’uscire dai caratteri storici dei censori e dei bigotti, nello spiegare e nell’interpretare le signore della Commedia e i loro personaggi scenici molto saporiti.
Questo nuovo e graffiante recital comico riflette “Arlecchinescamente” sui segreti e sulle conquiste dell’emancipazione femminile, perdendo ben presto i suoi connotati storici per illustrare lo “stato dell’arte” contemporaneo sull’immagine non ancora del tutto liberata della donna artista e maestra.

DATE
11 dicembre 2015
20.45
Colugna di Tavagnacco
DATE
11 dicembre 2015
20.45
Colugna di Tavagnacco
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